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IL CONCETTO DI SVILUPPO SOSTENIBILE

Il concetto di sviluppo sostenibile è in realtà estremamante semplice da capire: se ogni mese prendo dieci galline dal mio pollaio e allevo solo due pulcini alla fine non avrò più galline, se ogni anno taglio cento alberi dal mio bosco e ne faccio ricrescere dieci alla fine rimarrò senza alberi, se ogni anno pesco più pesci di quelli che riescono a riprodursi alla fine rimarrò senza pesci... Le popolazioni che hanno abitato il pianeta dal paleolitico in poi si sono sempre adeguate più o meno consapevolente a questo principio, ma a cavallo tra il '700 e l'800 l'espansione colonialista della cosidetta "civiltà occidentale" e l'avvio della rivoluzione industriale hanno creato negli uomini la falsa sensazione di avere a disposizione illimitate risorse. Ci sono voluti quasi tre secoli per capire che ciò che vale per il mio pollaio o il mio bosco vale anche per il nostro pianeta.

DEFINIZIONE DEL CONCETTO
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera (modificato).

Cercando di definire un po' meglio il concetto, possiamo dire che lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo economico, sociale, tecnologico e demografico che posso pensare di poter proseguire all'infinito. Detto in altre parole le persone che vivranno su questo pianeta nel futuro dovrebbero avere a disposizione le stesse risorse e le stesse possibilità che abbiamo avuto noi.
Ad esempio usare il petrolio non è sostenibile visto che il ritmo con cui il petrolio si forma è un milione di volte più lento di quello con cui lo consumiamo e quindi è una risorsa che si esaurirà in un prossimo futuro.
L'obiettivo è di mantenere uno sviluppo economico compatibile con l'equità sociale (cioè le risorse dovrebbero essere suddivise in maniera più equa tra tutte le persone) e gli ecosistemi, operante quindi in regime di equilibrio ambientale.

La prima definizione in ordine temporale è stata quella contenuta nel rapporto Brundtland del 1987 e poi ripresa dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU (World Commission on Environment and Development, WCED) « lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri” »

Una successiva definizione di sviluppo sostenibile, in cui è inclusa invece una visione più globale, è stata fornita, nel 1991, dalla World Conservation Union, UN Environment Programme and World Wide Fund for Nature, che lo identifica come « ...un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende »

Nello stesso anno Hermann Daly ricondusse lo sviluppo sostenibile a tre condizioni generali concernenti l'uso delle risorse naturali da parte dell'uomo:

  1. il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di rigenerazione;
  2. l'immissione di sostanze inquinanti e di scorie nell'ambiente non deve superare la capacità di carico dell'ambiente stesso;
  3. lo stock di risorse non rinnovabili deve restare costante nel tempo.

In tale definizione, viene introdotto anche un concetto di "equilibrio" auspicabile tra uomo ed ecosistema. Nel 2001, l'UNESCO ha ampliato il concetto di sviluppo sostenibile indicando che "la diversità culturale è necessaria per l'umanità quanto la biodiversità per la natura (...) la diversità culturale è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale". (Art 1 and 3, Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale, UNESCO, 2001). In questa visione, la diversità culturale diventa il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile, accanto al tradizionale equilibrio delle tre E (ecologia, equità, economia).
CRITICHE
Il concetto di Sviluppo sostenibile è aspramente criticato da Serge Latouche, Maurizio Pallante e dai movimenti facenti capo alla teoria della Decrescita. Essi ritengono impossibile pensare uno sviluppo economico basato sui continui incrementi di produzione di merci che sia anche in sintonia con la preservazione dell'ambiente. In particolare, ammoniscono i comportamenti delle società occidentali che, seguendo l'ottica dello sviluppo sostenibile, si trovano ora di fronte al paradossale problema di dover consumare più del necessario pur di non scalfire la crescita dell'economia di mercato, con conseguenti numerosi problemi ambientali: sovrasfruttamento delle risorse naturali, aumento dei rifiuti, mercificazione dei beni. Il tutto, a loro modo di vedere, non è quindi compatibile con la sostenibilità ambientale: ritengono lo sviluppo sostenibile una teoria superata, in ogni caso non più applicabile alle moderne economie mondiali.
IL PROTOCOLLO DI KYOTO
È stato creato e ratificato nel 1997 un accordo internazionale noto come protocollo di Kyoto, con il quale 118 nazioni del mondo si sono impegnate a ridurre le emissioni di gas serra per rimediare ai cambiamenti climatici in atto. Grandi assenti furono gli Stati Uniti, i primi produttori di gas serra nel mondo. Per raggiungere questi obiettivi ora si lavora su due vie: il risparmio energetico attraverso l'ottimizzazione sia nella fase di produzione che negli usi finali (impianti, edifici e sistemi ad alta efficienza, nonché educazione al consumo consapevole), lo sviluppo delle fonti alternative di energia invece del consumo massiccio di combustibili fossili.

MANUTENZIONE: una speranza per il futuro del mondo
La manutenzione, cioè la RACCOLTA DIFFERENZIATA, il RICICLO DELLE MATERIE PRIME, il RISPARMIO ENERGETICO può rappresentare una speranza per il futuro del mondo, stimolando i cittadini a conservare, a ridurre lo spreco, ad agire in sicurezza, a condurre un’esistenza sostenibile che renda vivibili le nostre città ed efficienti quanto virtuose le nostre fabbriche, nel rispetto dell’ambiente e della vita umana. Nel rapporto di Donella Meadows per il Club di Roma ("I Limiti dello sviluppo"), circa quaranta anni fa, si osservò che “la cultura del mantenimento è l’unica alternativa allo sviluppo incontrollato delle attività produttive che porterà al disastro l’umanità”. Sarebbe utile per tutti raccogliere questa sfida prima che sia troppo tardi.