Prima di andare avanti leggete con attenzione questa scheda IL CONCETTO DI SVILUPPO SOSTENIBILE Il concetto di sviluppo sostenibile è in realtà estremamante semplice da capire: se ogni mese prendo dieci galline dal mio pollaio e allevo solo due pulcini alla fine non avrò più galline, se ogni anno taglio cento alberi dal mio bosco e ne faccio ricrescere dieci alla fine rimarrò senza alberi, se ogni anno pesco più pesci di quelli che riescono a riprodursi alla fine rimarrò senza pesci... Le popolazioni che hanno abitato il pianeta dal paleolitico in poi si sono sempre adeguate più o meno consapevolente a questo principio, ma a cavallo tra il '700 e l'800 l'espansione colonialista della cosidetta "civiltà occidentale" e l'avvio della rivoluzione industriale hanno creato negli uomini la falsa sensazione di avere a disposizione illimitate risorse. Ci sono voluti quasi tre secoli per capire che ciò che vale per il mio pollaio o il mio bosco vale anche per il nostro pianeta. DEFINIZIONE DEL CONCETTO Una successiva definizione di sviluppo sostenibile, in cui è inclusa invece una visione più globale, è stata fornita, nel 1991, dalla World Conservation Union, UN Environment Programme and World Wide Fund for Nature, che lo identifica come « ...un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende »
Nello stesso anno Hermann Daly ricondusse lo sviluppo sostenibile a tre condizioni generali concernenti l'uso delle risorse naturali da parte dell'uomo:
Il concetto di Sviluppo sostenibile è aspramente criticato da Serge Latouche, Maurizio Pallante e dai movimenti facenti capo alla teoria della Decrescita. Essi ritengono impossibile pensare uno sviluppo economico basato sui continui incrementi di produzione di merci che sia anche in sintonia con la preservazione dell'ambiente. In particolare, ammoniscono i comportamenti delle società occidentali che, seguendo l'ottica dello sviluppo sostenibile, si trovano ora di fronte al paradossale problema di dover consumare più del necessario pur di non scalfire la crescita dell'economia di mercato, con conseguenti numerosi problemi ambientali: sovrasfruttamento delle risorse naturali, aumento dei rifiuti, mercificazione dei beni. Il tutto, a loro modo di vedere, non è quindi compatibile con la sostenibilità ambientale: ritengono lo sviluppo sostenibile una teoria superata, in ogni caso non più applicabile alle moderne economie mondiali. IL PROTOCOLLO DI KYOTO
È stato creato e ratificato nel 1997 un accordo internazionale noto come protocollo di Kyoto, con il quale 118 nazioni del mondo si sono impegnate a ridurre le emissioni di gas serra per rimediare ai cambiamenti climatici in atto. Grandi assenti furono gli Stati Uniti, i primi produttori di gas serra nel mondo. Per raggiungere questi obiettivi ora si lavora su due vie:
il risparmio energetico attraverso l'ottimizzazione sia nella fase di produzione che negli usi finali (impianti, edifici e sistemi ad alta efficienza, nonché educazione al consumo consapevole),
lo sviluppo delle fonti alternative di energia invece del consumo massiccio di combustibili fossili. MANUTENZIONE: una speranza per il futuro del mondo
La manutenzione, cioè la RACCOLTA DIFFERENZIATA, il RICICLO DELLE MATERIE PRIME, il RISPARMIO ENERGETICO può rappresentare una speranza per il futuro del mondo, stimolando i cittadini a conservare, a ridurre lo spreco, ad agire in sicurezza, a condurre un’esistenza sostenibile che renda vivibili le nostre città ed efficienti quanto virtuose le nostre fabbriche, nel rispetto dell’ambiente e della vita umana.
Nel rapporto di Donella Meadows per il Club di Roma ("I Limiti dello sviluppo"), circa quaranta anni fa, si osservò che “la cultura del mantenimento è l’unica alternativa allo sviluppo incontrollato delle attività produttive che porterà al disastro l’umanità”.
Sarebbe utile per tutti raccogliere questa sfida prima che sia troppo tardi.
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